Arte
IL SANTUARIO
In
origine l'edificio presentava una facciata dalle linee semplici ed essenziali. Un
grande portone centrale, affiancato da due portali gemelli più piccoli ma
altrettanto maestosi,
adorni di finti pilastri a capitello, ed un fastigio
geometrico a rilievo, spezzato da una piccola nicchia, anch'esso di stile
settecentesco, erano gli unici elementi che conferivano alla struttura un dignitoso aspetto
sacrale. Nel corso di successive opere di rifacimento ed ampliamento, la parte superiore è
stata coperta da un timpano a forma triangolare che, con il sopralzo di una
grande croce in ferro, costituisce ancora oggi l'elemento più caratterizzante
dell'intero impianto.
Sul lato destro il campanile era costituito da un
vano poco allungato e con una sola
apertura frontale arcuata nella quale si stagliava una campana dall’aspetto austero ma, a memoria dei più anziani, dal suono ricco e profondo.
Esso si concludeva prospetticamente con il suggestivo coronamento di un arco in ferro battuto
sormontato da una banderuola segnavento ed al cui interno due campanelle evocavano un tocco di religiosa semplicità. Nella parte inferiore,
invece, nel 1903, poco prima della costruzione della navata di destra, è stato
collocato un orologio meccanico a forma circolare.
Qualche anno più tardi è stata edificata la navata di sinistra e, quasi contemporaneamente, risistemato il campanile.
In tempi assai recenti (1993) la torre campanaria è stata completamente ristrutturata avendo assunto una forma molto allungata a due ripiani. Il primo, in basso, è il più lungo ed ospita due campane alle quali è collegato un orologio elettrico a forma quadrata per il rintocco delle ore e dei quarti. Presenta tre aperture con prospettive: frontale, retro e lato chiesa, tutte impreziosite da una balconata sorretta da sei sottili ed eleganti colonnine. Il secondo vano, in alto, ha forma quadrata e si apre ai quattro lati con finestre bipartite ad arco da una piccola colonna marmorea a capitello. La copertura finale è rappresentata da quattro balzi molto prominenti, uno per lato, a forma di triangolo isoscele che ha sostituito l'arco in ferro battuto accentuando il motivo geometrico dominante di tutto l’edificio.
La facciata, definita da
brevi cornicioni in rilievo, è priva di altri elementi architettonici quali
lesene od in genere altri fatti chiaroscurali
ma si presenta sapientemente impreziosita da tre aperture a tutto
tondo che sovrastano i tre portali ad armonico richiamo della forma triangolare
del timpano che ne conclude la parte superiore, conferendo all’insieme uno
stupendo equilibrio di forze ed un composto effetto di semplicità
e di grazia.
Ai lati ed al centro finti capitelli a rilievo poggiano su altrettanto finti pilastri scanalati il cui effetto volumetrico si ripercuote sulle linee longitudinali dell’intera struttura creando, in uno scoperto ritmo architettonico, un gioco di spazialità e profondità davvero suggestivi.
Un tempo l’ingresso principale, più ampio, era sovrastato da una nicchia di modeste dimensioni, adorno di un breve festone. Recentemente essa è stata sostituita con il caratteristico motivo di fondo, un triangolo isoscele a balzo, mentre il lato destro della facciata ad altezza media sotto il campanile è stato arricchito di una cornice rilevata dentro la quale è raffigurata in piastrelle policrome l'effige di una Madonna con Bambino.
All'interno la Chiesa presenta il tipico schema a basilica a tre navate separate ciascuna da altrettante colonne. Nelle navate laterali trovano posto altari di santi ed, in particolare, l'altare della Madonna delle Grazie.
Sulla volta a botte della navata centrale, sopra l'altare maggiore, fino agli inizi del XIX secolo si poteva ammirare il quattrocentesco affresco della Madonna della Tonnara; fino a quando, cioè, a causa del forte deterioramento dovuto all'umidità, si è reso necessario sostituirlo con una bella pala d'altare ispirata allo stesso soggetto. In essa la Madonna è rappresentata assisa su uno scanno in legno con il Bambino sulle ginocchia fra gli Apostoli Pietro che reca le chiavi del Paradiso ed Andrea con la croce del martirio e dei pesci in mano.
La
sostituzione è avvenuta nel 1928 su commissione di una certa signora Anna Lucido in Virga e
di altri fedeli di Isola.
L'opera reca la firma del pittore Eustachio Catalano, artista palermitano di formazione colta che si ispirò alla pittura raffaelliana per la grazia quattrocentesca della sua Madonna, l'armonioso ritmo volumetrico della composizione e la precisa interpretazione prospettica dello sfondo nel quale si scorgono il paese e l'isolotto.
Oggi il dipinto risalta su un campo visivo di finte, luminose architetture che riproducono fedelmente quelle della navata centrale conferendo così al Coro e di riflesso a tutto l'interno spazi e profondità prima insospettabili. Il lavoro è stato eseguito nel 1993 dal maestro Vincenzo Ventimiglia, autore anche di tutta la decorazione pittorica del presbiterio con i temi dell'Annunciazione e della Visitazione, realizzati con tecniche particolari molto antiche.
Risalgono
al 1903,
invece, gli interventi di restauro e di abbellimento effettuati
nella navata centrale
dal maestro Giovanni Giambecchina che
nella sua volta ha eseguito anche l'affresco
della Vergine Maria di classica sobrietà.
Nel 1993 la
Chiesa della Madonna delle Grazie è
stata completamente rinnovata ed il 2 luglio 1995 proclamata 'Santuario' da Mons. Salvatore Cassisa, Arcivescovo di Monreale,
sotto l'arcipretura di
mons. Alonzo Bajada. Nel dicembre di quest'ultimo anno, nella prima navata di
destra, è stato collocato un nuovo
organo di
fattura interamente artigianale
e dotato di circa 200 canne e 12 registri, 2 tastiere ed una pedaliera.
In una cappella laterale, a sinistra dell'altare maggiore, troneggia il bel simulacro ottocentesco della Vergine un tempo adorno di moltissimi ex voto d'oro e d'argento. E' rappresentata da una statua in radica di cipresso, alta m. 1,70, ricoperta di biacca e dipinta ad olio. La sua immagine è avvolta da un lungo drappeggio color bordò che scende fino ai piedi lasciando intravedere solo i sandali calzati.
La Madonna delle Grazie è sempre stata la Patrona della Città ed è oggetto di un profondo culto popolare che coinvolge tutto il paese quando, nella ricorrenza festiva del 2 luglio, la sua statua viene portata in solenne processione su un alto fercolo in una atmosfera che conserva ancora oggi aspetti di misticismo e di folklore d'altri tempi.
Opera del Bagnasco è invece la statua dell'Addolorata che oggi trovasi nella cappella del Cimitero.