Tra leggenda e storia
Le origini
In un'epoca permeata di scetticismo e tutta protesa alle più avanzate conquiste tecnologiche, la ricerca delle origini del nome del paese natìo potrebbe apparire di poca importanza per l'uomo del nostro tempo ma rappresenta senza dubbio una risposta a due inderogabili esigenze dello spirito: la ricerca della verità, di cui l'animo non è mai pago, ed il fascino del sapere, leva potente della curiosità che accompagna sempre ogni quesito.
In un decreto reale di privilegio del 1176 si legge: "Thunnarium concedimus
quae est in insula... quae dicitur Fimi...". Con quest'atto il re
normanno Guglielmo II detto Il Buono assegnava la tonnara del feudo di Capaci al Monastero di Santa Maria La
Nuova e, per esso, al suo primo abate Teobaldo, vescovo di Monreale, che l'aveva
fatto erigere due anni prima
Avvenne che la voce araba "fim", che significava bocca o imboccatura ed indicava il canale che separa l'isola dalla costa, venne tradotta in latino "Fimis" ed in dialetto siciliano intesa "fimini". Ben presto, però, la dizione assunse la forma volgare di "Fimmini" probabilmente in assonanza con il nome femminile che rievocava eroiche figure di sole donne protagoniste di numerose leggende popolari legate alla torre. Discende da quì l'appellativo in lingua italiana di "Femmine" ed è per questo motivo che il nascente borgo marinaro venne indicato dapprima come "Insula Fimini" e più tardi chiamato ufficialmente "Isola delle Femmine" distinguendo l'isolotto con la denominazione "di fuori".
Ma questo non fu il solo nome con cui si designò il paese. Già nel 1584, nella relazione sullo stato di conservazione delle torri di guardia redatta dall'ingegnere Camillo Camilliani, si legge: "detta isola delle Pulzelle, lontana dal lito circa 200 canne la quale avrà di circuito circa un miglio...".
Il musicista fiorentino Aurelio Setti, condannato al remo per avere ucciso la donna amata, nelle sue "Memorie" che narrano le imprese delle galere toscane nel Mediterraneo dal 1565 al 1575, scrive: "... e la notte seguente arrivò a dar fondo a l'Isola delle Donne".
Un notiziario marinaro regionale del 1600, nella pagina in cui vengono descritte le coste siciliane, così si esprime: "... a 5 miglia se trova Capo del Gallo e l'Isola delle Donzelle".
Ed infine, in una carta topografica del 1851 redatta nel periodo della dominazione borbonica, il piccolo borgo marinaro è così segnato: "Isola e tonnara di Feme detta delle Femmine".