Itinerari turistici
Pizzo Muletta
"La Muletta" è un costone roccioso di natura calcarea situato quasi di fronte alla Montagnola di Santa Rosalia. Emerge a picco sulla pianura circostante e, dalla parte rivolta verso il paese, conserva un aspetto ancora quasi intatto e pittoresco per le rocce color salmone, percorse da fenditure, crepacci ed oscure cavità che sforacchiano tutta la parete, estremamente frastagliata e variegata.
Essa è la principale e meglio nota area archeologica di Capaci ma anche la più oltraggiata.
Pur sottoposta negli anni passati a vincoli archeologici e paesaggistici, essa è stata continuo oggetto di danneggiamenti e di manomissioni. Attualmente la costa rocciosa è stretta fra una cava di pietra dimessa e un complesso residenziale, le pendici lato nord sono state spianate mentre la parete di fondo della "Grotta Lunga" è stata sfondata compromettendo definitivamente la conservazione dei depositi archeologici.
Tuttavia rimane sostanzialmente integro il fascino della spettacolare parete rocciosa nella quale si aprono le Grotte della "Paglia", "Grotta Lunga" e dei "Cocci", ancora visitabili. La bibliografia, "Carta archeologica della Sicilia" (C.A. Di Stefano) e "Carta d'Italia" (G.Mannino), segnala al riguardo numerosi ritrovamenti di epoche diverse.
L'altezza della strada, inoltre, permette di superare con lo sguardo i tetti degli edifici moderni e di godere di un panorama di notevole bellezza e ammirare l'intera vallata del torrente Ciachea e la vicina grotta della "Za Minica", famosa per le testimonianze preistoriche restituite.
- La "Grotta della Paglia" è situata alle pendici orientali di Pizzo Muletta, in area già vincolata. E' un piccolo riparo di origine marina cui si accede da una stretta fenditura della roccia di forma oblunga. Fortunosamente risparmiata da uno sbancamento edilizio, ha restituito frammenti di ceramica greca a vernice nera e piccoli frammenti di ceramica ad impasto, provenienti per lo più dalla zona antistante l'ingresso e databili tra il VI ed il V secolo a.C..
Adibita a rifugio in età paleolitica, è stata probabilmente trasformata in età classica ed ellenistica in piccolo santuario. La letteratura archeologica riporta rinvenimenti di frammenti del Neolitico Medio (Età del Rame), ellenistici e medioevali.
- La "Grotta Lunga" (m.60 s.l.m.), situata alle pendici del versante nord-occidentale di Pizzo Muletta, è una lunga galleria di origine marina già sottoposta a vincolo ambientale ed archeologico.
In essa la letteratura archeologica segnalava la presenza di un insediamento preistorico per il ritrovamento di lembi residui di lavorazioni del Paleolitico superiore e di un deposito paleontologico ancora integro. Oggi purtroppo rimangono intatte solo la panoramicità del luogo e la suggestione della cavità rocciosa.
- La "Grotta dei Cocci" (m.90 s.l.m.) è una cavità posta accanto alla "Grotta Lunga" attualmente ostruita da massi accatastati per impedirne l'accesso. Non risulta, però, danneggiata. All'interno sono stati rinvenuti depositi di resti organici fossili risalenti al Paleolitico superiore.
Vallata del Torrente Ciachea
La vallata del torrente Ciachea è interessata dal pianoro di Contrada Giampaolo e da una lunga costa rocciosa, continuazione del versante occidentale di Pizzo Muletta, nella quale si aprono le Grotte "D" e "Giampaolo" e dove, poco più a nord, trovano posto due bagli. Sull'altro versante della valle è situata la grotta della "Za Minica", la fonte più ricca di testimonianze preistoriche.
- La "Grotta D" rappresenta un piccolo riparo di accesso non facile. Di forma bilobata conserva intatto un deposito di non grande spessore. Si affaccia come la Grotta Giampaolo al pianoro nel quale sono state rinvenute tracce di frequentazione di età neolitica.
- La "Grotta Giampaolo" è un'ampia cavità di origine marina di forma irregolare e caratterizzata sulla fronte dai ruderi di una masseria, forse settecentesca, che si è appoggiata alla parete rocciosa per sfruttare l'interno come deposito.
Un progetto di interventi che preveda la salvaguardia delle grotte, la sistemazione delle aree antistanti e l'insediamento di una azienda agroturistica in una delle due strutture, (un baglio è in corso di restauro da parte di privati), potrebbe contribuire a rilanciare una nuova immagine turistica della Città e costituire una nuova fonte di risorsa economica non indifferente.
Contrada Chianola - Soprabanco
In questa zona, attualmente occupata da boschi, macchia mediterranea e ulivi non coltivati intensivamente, non sono state rinvenute tracce di frequentazione nè testimonianze di interesse archeologico.
Il terreno, però, è roccioso e caratterizzato da ampie balze in cui si aprono numerose piccole cavità.
L'intera area, non ancora toccata dall'espansione edilizia, è di grande suggestione paesaggistica ed è ben collegata alle altre zone archeologiche.
Tutela delle Vestigia
Fin dal
paleolitico superiore i nostri antenati hanno trovato nel territorio le
condizioni ideali per vivervi e progredirvi stabilmente. Dapprima sono state le
grotte circostanti l'abitato ad offrire un rifugio sicuro ai primi
insediamenti umani; molto dopo, in tempi storicamente datati, la Chiesa Madre,
La Fontana con lapide ed il Palazzo Pilo, nella Piazza Matrice, si sono
affermate come nucleo originario attorno al quale si è sviluppata l'odierna
cittadina.
Il complesso di tali testimonianze
rappresentano, dunque, i riferimenti più significativi del nostro patrimonio
artistico e culturale oltre che la memoria storica di sicuro richiamo alle
nostre radici. La loro salvaguardia ed il recupero dei reperti archeologici
esposti nel Museo Archeologico di Palermo o conservati nei suoi depositi in
attesa di studio e catalogazione, rivestono, perciò, carattere di enorme
interesse scientifico e sociale oltre a configurare risvolti economici del tutto
inimmaginabili se politicamente ben indirizzati ad una loro adeguata valorizzazione turistico-ambientale.