Costume e Società

Tradizioni, Usi e Costumi: la Festa del Patrono

        Tra luglio ed agosto si svolge la festa del Patrono Sant'Erasmo che dura almeno tre giorni e che in certi anni assume una fastosità particolare. E' il momento del rientro in paese tanto atteso da numerosi emigrati per riabbracciare amici e parenti, rivedere la terra natìa e ritrovare la gioia e la serenità della parte migliore della propria vita.

       Nella splendida cornice di una fantastica illuminazione ad archi, il corso principale si riempie di bancarelle piene di luci e di colori che espongono ogni sorta di leccornie e di mercanzia varia. La banda musicale scorazza in lungo ed in largo riempiendo l'aria di note allegre e festose mentre il frastuono dei tamburi rimbomba tra le case e la montagna e le campane della Chiesa Madre suonano a distesa. In piazza il grido del venditore di "calia e simenza" si mescola con l'esilarante e chiassosa vivacità dei giovani che partecipano al gioco dei "pignateddi", colmi di ignoti "tesori", o vengono incitati a gran voce nella corsa con i sacchi mentre, accompagnati dal suono del "mariuolo" (scacciapensieri) e dei "tammureddi" (tamburelli) ed al canto di antiche stornellate, sfilano per le strade i carretti siciliani sfarzosamente addobbati, trainati da superbi cavalli dai ricchi finimenti e dagli alti pennacchi variamente colorati.

       La confusione è al culmine; una gioia intensa, contagiosa  e inebriante esplode negli animi e luccica negli occhi finalmente paghi della lunga vigilia di attesa.

       Il dolce tipico di questa festività è il rinomato "pizzetto" (o "pezzo duro" come veniva chiamato dagli addetti), una vera specialità artigianale della gelateria locale proposto in almeno tre gusti nelle sue varianti classiche dal caffè, al cioccolato, al torrone e dalla nocciola, al pistacchio, alla fragola; una vera fetta di squisita cremosità amalgamata con fini pezzetti di canditi, mandorle e nocciole; una delizia irrinunciabile e paragonabile solo alla cassata siciliana per la sua particolare sapiente preparazione.

       Fino a circa un ventennio fa la manifestazione trovava nella corsa dei cavalli con o senza fantini un riferimento di straordinario interesse, capace di suscitare intense passioni ed entusiasmi incredibili oltre che accendere dispute infinite. Era un evento di raro fascino e di grande spettacolarità che riempiva d'orgoglio la città e che per diverso tempo costituiva l'argomento dai mille risvolti e dai particolari sempre inediti soprattutto tra gli amatori e gli intenditori i quali finivano con l'essere coinvolti in pareri e discussioni senza fine. Il programma prevedeva che la gara si svolgesse lungo le odierne vie Giovanni Falcone, Vittorio Emanuele e Domenico Sommariva, opportunamente transennate, con partenza posta all'inizio del paese, in Contrada 4 Vanelle, ed arrivo in Piazza Calogero Troia. Grande era la rivalità tra i fantini che spronando i propri cavalli scalpitanti spesso in lotte serrate fianco a fianco si contendevano la palma della vittoria con strenua determinazione ed esaltante coraggio, memoria storica di quello spirito combattivo che animò i progenitori medioevali e che è simboleggiato dal giuoco dello "stinnagghiu". Una sola volta la corsa ebbe a subire una variazione di percorso con l'inserimento, nel 1965, delle vie J.F. Kennedy, Sant'Erasmo, Cesare Battisti ed arrivo in Piazza Antonino Cataldo.

       L'ultima gara su tracciato tradizionale ha avuto luogo nel mese di luglio 1981 e da allora gli echi di quelle manifestazioni continuano a giungere fino a noi attraverso le nostalgiche e struggenti rievocazioni di anziani "tifosi".

       La festa del Patrono vive anche un momento intensamente religioso costituito dalla Processione del Santo che si snoda per le vie principali della Città tra il tripudio e gli applausi dei cittadini. Sant' Erasmo è rappresentato da un'alta statua lignea di origini cinquecentesche avvolto da una lunga veste bianca e da un ampio mantello rosso fermato sul petto da un gran medaglione riproducente i simboli della sua dignità vescovile. Sulla testa porta la mitra  ed il pastorale nella mano sinistra mentre la destra si apre in un paterno gesto benedicente; ai lati pendono larghe bande colorate sulle quali i fedeli lungo il percorso appuntano le proprie offerte in denaro.

       La devozione verso il Santo, grazie agli emigrati, ha superato i confini della Germania e delle Americhe ove viene solennemente festeggiato e spesso gli echi di quelle feste pervengono fino a noi per ricordarci i luoghi ove i capacioti pur nella dura realtà dei nostri giorni continuano ad attestare tradizioni antichissime per tener viva la memoria storica delle proprie origini.  E Stoccarda in Germania e Withe Plains nel Distretto di New York costituiscono ancora oggi i centri di riferimento più noti ove le comunità capaciote si sono aggregate in Club od addirittura in Confraternite per solennizzare uniti la festività del Santo Patrono e cogliere l'occasione per rievocare le passate stagioni della giovinezza con nel cuore la segreta speranza mai sopita di un prossimo ritorno alla terra natìa.

       Altro momento molto suggestivo è rappresentato dall'esposizione e dal bacio delle reliquie del Santo, donate nel 1700 dall'Arcivescovo di Gaeta al Conte Pilo e da questi alla Chiesa Madre. Appare opportuno sottolineare a proposito che tali reliquie erano costituite da un dito e da un frammento osseo. In realtà è solo quest'ultimo che viene esposto alla venerazione dei fedeli durante la messa solenne nel giorno della sua festa poichè, purtroppo, dell'altro si è perso ogni indizio.

     A notte fonda i razzi dei giochi d'artificio, salendo sibilando in alto, squarciano con forza il cielo riempiendolo di meravigliosi caroselli di luce e di assordanti rumori e disegnando fantastiche combinazioni di figure multicolori. Poi tornano a riapparire le stelle. La festa è finita ma nell'animo riecheggeranno a lungo i fasti di quella giornata memorabile dalla quale trarranno forza e sostegno gli emigrati che presto riprenderanno l'amara strada del ritorno in terre straniere con in cuore, però, ancora più saldi i vincoli che legano alle proprie radici.