Costume e Società
Tradizioni, Usi e Costumi: la Pasqua
La Pasqua ha inizio con
i riti della Settimana Santa che rievocano dal vivo la Passione
e
Morte di Cristo attraverso la Sacra
Rappresentazione:
uno spettacolo all'aperto che non manca di richiamare numerosi
fedeli anche dai paesi vicini e che, nella sfarzosa cornice dei suoi costumi
e l'ambientazione naturale degli avvenimenti, costituisce il top delle manifestazioni
religiose più antiche e sentite.
La Rappresentazione della
Settimana Santa è curata dalla Congregazione dell' Addolorata anche sotto
l'aspetto logistico e scenografico e suscita ancora oggi lo stesso fascino di un
tempo avendo conservato intatti i suoi valori spirituali.
Il programma è davvero intenso ed impegnativo e richiede una buona dose di bravura e di abnegazione. Ma i giovani del luogo non arretrano davanti ad alcuna difficoltà e si sottopongono alle dure prove di preparazione con appassionata serietà. Il successo è così assicurato ogni anno dal momento che tutte le manifestazioni, proposte in fedeli costumi d'epoca, traggono la loro forza ed il loro fascino dalla spontaneità d'interpretazione dei singoli personaggi per cui lo spettacolo si arricchisce di particolari momenti emotivi. Le bighe ed i finimenti, le armi e le armature, i drappeggi e le vesti nella loro varietà di forme e di colori creano un'atmosfera surreale la cui essenza si traduce in immagini d'altri tempi.
La Rappresentazione prende il suo avvio la Domenica delle Palme con l'ingresso di Gesù a Gerusalemme e prosegue il mercoledì con la spartizione a domicilio di tutti i confratelli di una cena simbolica costituita da due arance, un cedro e un panino benedetto.
Il giovedì ha luogo la lavata dei piedi effettuata da Mons. Giovan
Battista Vassallo ai
dodici confrati appositamente sorteggiati il giorno della Domenica delle Palme.
Dopo il rito, le campane vengono "legate" perchè il loro silenzio testimoni il particolare periodo di riflessione che prepara lo spirito alla grande festa della Resurrezione. Per le strade risuona solo la "ciaccula", uno strumento in legno di forma piatta e rettangolare con piccoli batacchi in ferro attaccati ai lati, che avverte del prossimo inizio di questa o di quell'altra funzione.
Nel tardo pomeriggio all'interno
della Chiesa Madre
si svolge il rito solenne
della deposizione del SS. Sacramento nel Sepolcro. Inizia quindi la veglia dei
fedeli che si protrae per tutta la notte. Per i cultori delle tradizioni
pasquali aggiungiamo che per l'occasione ai piedi dell'Altare Maggiore viene allestito un candido manto di fiori che risplende nella tenue e ammiccante luce di innumerevoli
lumini.
Ai
lati vengono disposti gli speciali "lavureddi", tipici piatti fondi e
piani di diverse dimensioni preparati dai fedeli fin dal giorno del Mercoledì
delle Ceneri. Essi differiscono singolarmente per una piccola croce lignea
collocata in mezzo e per la varietà di
nastri multicolori con i quali vengono
addobbati. I "vasi" vengono preparati con semi di lenticchie
in uno strato di
bambagia, tenuti al buio (un tempo nell'alcova o sotto il letto) e
giornalmente
innaffiati fino alla loro ricca e splendida fioritura che avviene dopo 40 giorni
circa,
tanti quanti sono
per l'appunto quelli trascorsi da Gesù nel deserto.
Taluni fedeli attorno al bianco
tappeto usano deporre anche dei grossi pani tondi
non lievitati con una croce incisa al centro in rappresentazione simbolica dell'ultima cena. Gli
elementi che compongono i "lavureddi" configurano invece i sepolcri e nel loro insieme stanno a
significare la resurrezione dello spirito redento attraverso l'estremo
sacrificio del Dio degli Apostoli e del Nuovo Testamento.
Purtroppo questi riti, come tutte le tradizioni belle e genuine, vanno perdendo gran parte del loro lustro e presto entreranno nel limbo dei ricordi e poi nell'oblio, se non amorevolmente rinverditi e tramandati.
La sera, in uno scenario naturale in aperta campagna, si svolge la Sacra Rappresentazione, ricostruzione con personaggi viventi dei momenti più salienti della Passione di Cristo: la preghiera nell'orto dei Getsemani sul Monte degli Ulivi, il tradimento, l'arresto, il processo e la Crocifissione.
La sera del venerdì per le vie
del paese si snoda la Processione con
l'Urna del Cristo morto seguita dalla
statua della Madonna.
E' l'ultimo
atto del dramma fatto rivivere intensamente da artisti
improvvisati e seguito con
devota religiosità e curioso interesse da parte di tutta la comunità e dai
numerosissimi visitatori. Il momento più alto e di partecipe commozione è rappresentato dalla
scena della consegna del corpo di Gesù alla Madre per la sepoltura: una
rievocazione che vanta origini lontanissime e tipicamente locali durante la
quale l'Addolorata viene respinta dalle guardie giudaiche per ben due volte prima che
Le
sia consentito di avvicinarsi al Figlio per il riconoscimento.
La pietas umana è resa, dunque, in tutta la sua intensa tragicità soprattutto in presenza della figura della Madonna che pur nella sua toccante fragilità compendia l'amore materno nella sua essenza universale.
Infine alla mezzanotte del Sabato si rappresenta la Resurrezione di Gesù.
Non meno caratteristica ed affascinante è la manifestazione organizzata dalla Congregazione del SS. Sacramento che ha luogo nel piazzale antistante la Chiesa Madre la Domenica di Resurrezione e che culmina nella cosiddetta "Volata degli Angeli", una innovazione recente che si ricollega a tradizioni molto antiche osservate in onore di Santa Rosalia e della Annunziata.
La manifestazione si apre subito dopo la celebrazione della messa solenne con l'"incontro" delle statue della Madonna e di Gesù poste su pesanti bare portate a spalla dai confratelli: un rito che rinnova una tradizione senza tempo secondo la quale la Madre addolorata ha dovuto incontrare ben tre volte il Figlio risorto prima di riconoscerlo a significare probabilmente il trionfo della vita sulla morte e l'esaltazione della forza dell'amore sugli oscuri mali del mondo in relazione antitetica con il riconoscimento del corpo di Gesù morto, rievocato la sera del Venerdì Santo.
La piazza è gremita di gente oltre misura; solo al centro viene lasciato libero
un lungo corridoio ai cui estremi sostano i due simulacri.
Ad
un tratto si ode un breve tintinnio di campanelli ed all'unisono le bare vengono
caricate sulle spalle. Risuona, quindi, uno squillo di tromba ed esse si avviano
dapprima lentamente poi sempre più celeri fino a quando non si ritrovano di
fronte. Il primo incontro non sortisce buon esito; la Madonna, il volto coperto
da un lungo velo nero, viene allontanata dai soldati di guardia e torna indietro sconsolata mentre la commozione tra la folla
diventa quasi palpabile. Anche un secondo incontro sarà vano rendendo
l'atmosfera intensamente emotiva. Ma ecco che si prepara
il terzo, quello decisivo del riconoscimento e della ricongiunzione, intanto che il turbamento sale al
culmine. E' il momento tanto atteso; qualcuno spinge per assistere più da vicino
o guadagnare un posto di osservazione ottimale. Ci siamo: il volto della
Madonna viene liberato dal velo e l'alto fercolo caricato a spalla si avvia
dapprima lentamente poi sempre più spedito fino a congiungersi con l'altro che
sopraggiunge. Proprio allora dal punto d'incontro un nugolo di bianche colombe
si leva verso il cielo mentre il suono delle campane, il rullo dei tamburi e le
note della banda musicale si confondono e si fondono con gli scroscianti
applausi dei presenti.
Ora è pronta anche la "Volata degli Angeli". Due bambini
di entrambi i sessi, agghindati da angeli con tanto d'ali ed opportunamente protetti,
vengono fatti
discendere lungo corde tese tra i balconi opposti delle case fino a trovarsi sospesi
ai lati delle statue della Madonna e di
Gesù disposte affacciate al centro della piazza. Nel silenzio che ne
segue, le loro voci si levano, dapprima timide poi sempre più squillanti e sicure,
nella recita di una poesia in lode. I loro visi non tradiscono
particolari emozioni ed i gesti sono ampi e sereni, da attori consumati, intanto che con fiero e
tenero cipiglio cospargono a piene mani
petali di rose attinti da grandi canestri appesi al braccio. Ogni tanto dalla folla si leva
qualche risolino compiaciuto mentre un vero tripudio di applausi risuona nella
piazza prima
ancora che l'eco degli ultimi versi si disperda. Anche le campane,
ormai "sciolte", sembrano avere acquistato nuovo vigore e fare a gara
con gli inni festosi intonati dalla banda musicale.
Ha inizio la processione per le vie della città.
Le foto a fianco mostrano le due statue che procedono appaiate: la coppia a destra lungo "'a Vanedda Longa" (Via F.Crispi); quella a sinistra sul Corso D. Sommariva, durante le processioni delle Domeniche di Pasqua rispettivamente del 1947 e del 1987. Si noti come le effigie del Cristo e della Madonna, seppure stilisticamente identiche, a distanza di 40 anni siano cambiate solo nella forma e nei gesti ma non nelle strutture che rimangono assai fragili. Con la recente introduzione della nuova versione i dubbi non sono stati affatto dissolti ma anzi sono alquanto aumentate le perplessità nei fedeli.
In occasione della festa vengono preparati numerosi dolci e piatti tipici, dalla cassata ai "pupi cull'ovu" ed ai "cannateddi".
Si è più volte ribadito che Capaci vanta tradizioni che si perdono nella notte
dei tempi e che esse con singolare spontaneità traggono le proprie origini da intensi
sentimenti religiosi arricchiti di elementi paganeggianti riscontrabili in quasi tutte le ricorrenze
commemorative e difficilmente databili.
Fino a circa 50 anni fa, per esempio, era usanza che il
giorno dell'Ascensione, attraverso un viottolo appena tracciato, corrispondente all'attuale Via
Portofino,
prima, e, lungo una stradina aperta in corrispondenza dell'odierna Via Kennedy,
molto più tardi, la gente per antica consuetudine si recasse in riva al mare per
immergere i piedi nell'acqua segnandosi con la croce. Era credenza che Gesù alla mezzanotte dell'Ascensione
salendo in Cielo alla gloria del Padre
benedicesse le acque del mare facendole
diventare dolci per alcuni istanti. E,
proprio per raccogliere quella benedizione, la sera prima era uso lasciare sul
davanzale delle finestre una brocca piena d'acqua cosparsa di petali di rosa per
essere bevuta la mattina dopo da tutti i componenti la famiglia. Molti altri
usavano deporre sul balcone anche una bacinella colma d'acqua cosparsa anch'essa
di petali perché nelle sue virtù veniva riposta la speranza di purificazione
del corpo oltre che dell'anima.
Questa tradizione è caduta ormai in disuso ma Il suo significato è ancora vivo
nel ricordo dei più
anziani che vedevano in essa un richiamo alle origini della
vita ed un ritorno alla purezza dello spirito simboleggiata dall' acqua
benedetta.
Ma come per ogni usanza che si rispetti, quel giorno non mancavano sulla spiaggia bancarelle piene di "calia e simenza", di mandorle caramellate e di torroni siciliani. Non mancava neppure la coppia di sposini in abiti da cerimonia che secondo un'altra consuetudine legata all'Ascensione festeggiava l'ottavo giorno di matrimonio in riva al mare per ricevere la benedizione di una numerosa e felice prole. E, per finire, non possiamo non ricordare che il giorno dell'Ascensione era chiamato in dialetto "Asceusa" (Ascesa) probabilmente in assonanza con il termine "Sceusa" (Gelsi) che indica un frutto molto saporito la cui raccolta veniva fatta iniziare tradizionalmente proprio quel giorno.
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Ascensione
Anni '60 Via Kennedy |
Ascensione
Anni '60 Via Kennedy |
Ascensione
Anni '60 Spiaggia - Visibili le dune |