Costume e Società
Tradizioni, Usi e Costumi: da Ognissanti a Natale
Il 1° novembre si
festeggia la "Sagra della vastedda", sorta di focaccia di pane non
lievitato, che originariamente
veniva condita con olio
novello d'oliva, sale e pepe ed
oggi arricchita con sarde salate (o acciughe) e con caciocavallo (grattugiato o a
scaglie). Simboleggia
la fortuna, la prosperità e la pace ed ha luogo nelle prime ore antimeridiane. Una tradizione popolare che affonda le sue
radici nella ricorrenza di Ognissanti un tempo interamente dedicata alla cura delle tombe
dei cari estinti (la "vastedda" costituiva l'unica pausa della
giornata poichè sostituiva il pranzo per il quale il
ritorno in paese avrebbe creato notevoli disagi e deprecabili ritardi nei lavori) ma che con il
mutare delle condizioni sociali ed economiche ha finito con il
rappresentare la ricorrenza ideale per far
conoscere i genuini prodotti locali (a cominciare proprio dall'olio d'oliva per
il quale Capaci, fino a non molti anni fa, era assai rinomato per qualità e
gusto particolarmente esaltanti).
Dicembre infine è il mese più ricco di consuetudini. Annovera infatti la tradizione dell'Immacolata, di Santa Lucia e naturalmente del Natale. Per l'occasione la città si veste di un'atmosfera nuova assumendo quell'aria di festa particolare tipica delle grandi solennità che si coglie negli aspetti più dolci e sereni del viavai giornaliero, negli addobbi ornamentali del Corso principale con i suoi lunghi tappeti dai vistosi disegni, nella splendida cornice di luminarie e di alberelli adorni di fiocchi e palline multicolori mentre nelle case e per le strade si diffonde intenso ed invitante il profumo dei tipici "mustaccioli", dolci di farina e miele tradizionalmente preparati solo in questo periodo dell'anno. Ovunque sono visibili i segni nuovi della preparazione al più solenne evento cristiano che si manifestano attraverso insolite sensazioni di serenità e di pace ed il risveglio di piacevoli emozioni assopite.

E' costume che, durante la novena natalizia, nei nove giorni, cioè, che precedono la nascita di Gesù, una piccola banda musicale accompagni al suono di strumenti vari o della pastorale "ciaramedda" la voce di un narratore che di casa in casa rinnova con strofe cantilenanti le peripezie sofferte da Maria e da Giuseppe prima di trovare alloggio in una grotta fredda e spoglia ove Gesù ebbe i natali. E', questa, la "ninanedda", la più classica delle tradizioni cittadine ormai travolta anch'essa dall'inesorabile pulsare della civiltà moderna. Ma se in questo particolare periodo di inconsce riflessioni o di improvvisi e struggenti ricordi hai la fortuna o la forza di fermarti un poco, volgi indietro gli occhi della mente ed accanto ai visi di tanti bambini con i nasini appiccicati ai vetri appannati delle finestre, nelle case appena rischiarate dal tenue luccichio di un lumicino, potrai scorgere anche il tuo e nei loro occhioni sempre attenti e sorpresi potrai ancora cogliere il profondo stupore di quelle sere piene di magia quando il suono di quella voce dolce e dolente si diffondeva nell'aria aprendo i cuori alla commozione, alla luce ed al calore, anche se fuori il buio era pesto ed il freddo, il gelo e la pioggia penetravano nelle ossa mentre i lampi squarciavano le tenebre ed i tuoni sembravano ruzzolare nel cielo con grande frastuono, coprendo ogni rumore.