Tra leggenda e storia

   Le Origini

       Le origini di Capaci si perdono nella nebbia del passato confuse tra leggenda e storia. E' certo comunque che le sue radici sono da accomunare a quelle della vicina Isola delle Femmine pur essendo due cittadine autonome sul piano amministrativo.

      L' etimologia del nome deve ricercarsi nella sua radice di origine latina. Sembra infatti che "Capaci" derivi da "caput-capitis aquae" nel senso di "sorgente d'acqua", probabilmente a testimonianza delle numerose falde acquifere che, fresche e dolcissime, un tempo affioravano in superficie lungo quasi tutta la fascia pedemontana favorendo lo sviluppo di una vegetazione lussureggiante e sempre verde. Ancora oggi è possibile ammirare uno scorcio del suo antico splendore nel catino della "Quarara", una contrada in località "La Portella",  ove l'erba e le piante crescono rigogliose sotto i benefici effetti delle stesse falde che ora scorrono molto in profondità. E' proprio in questi luoghi che fin dal paleolitico superiore i nostri antenati trovarono le condizioni ideali per viverci e progredirvi stabilmente. Dal punto di vista della qualità potabile, è noto, poi, come l'acqua delle sorgive, tra le quali quella di "Fontana Grande", secondo ricordi tramandati dai tempi più lontani, fosse particolarmente apprezzata per la sua eccezionale limpidezza e leggerezza oltre che per la straordinaria freschezza.

       Il nucleo originale dell'odierno abitato è sorto intorno al 1523 sotto la giurisdizione del barone Francesco Beccadelli Bologna ai piedi della Montagnola Santa Rosalia  proprio nella zona che un buon parroco di memoria recente, Don Antonino Monteleone, soleva  chiamare affettuosamente "Congo".

       Risalgono alla seconda metà dello stesso anno anche le prime fondamenta della Chiesa Madre che, nonostante la sua destinazione iniziale a cappella patrizia, divenne subito il centro spirituale di una piccola comunità (uno sparuto gruppo di poco più di duecento anime, in quel tempo) per cui continua a rappresentare ancora oggi il riferimento più importante del patrimonio artistico e culturale oltre che la memoria storica più sicuramente databile.

      La prima menzione storica trova riscontro, invece, nella descrizione delle rovine della Città di Mozia la cui posizione viene individuata nel V secolo a.C. da Tucidide e confermata circa tre secoli più tardi da Polibio, entrambi storici greci, nell'entroterra "tra il porto del Gallo e il seno di Carini" "non lungi dal podere il cui nome è Capece". Tale riferimento induce a sospettare che dal nome del podere "Capece" sia derivato "Capaci", forse a voler significare la pace dei sopravvissuti ("Cca-paci", nel senso di "territorio neutrale o di non belligeranza") dopo la catastrofe che si abbattè, annientandola, sulla confinante Mozia.

       Se questo centro abbia avuto un ruolo od in qualche modo abbia influito sullo sviluppo della città di Capaci non è dato sapere. 

       Nel "Dizionario Topografico della Sicilia" lo storico Gioacchino Di Marzo, sulla base delle ipotesi formulate soprattutto dagli scrittori Valguarnera, Bonfiglio e Cascino, riporta la convinzione che l'antica famosa Mozia sorgesse sull'isoletta a 700 passi circa dal lido e che essa era collegata al continente attraverso un istmo, ossia quella via subacquea di cui gli antichi favoleggiavano l'esistenza in corrispondenza della spianata visibile in prossimità del bordo della piattaforma continentale alla profondità di circa 40-50m. Scrive, inoltre, che, seguendo gli indizi raccolti dal Cluverio, molti sono propensi a credere che i ruderi, i frammenti di mattoni, gli avanzi di doccionati rinvenuti sull'isoletta "ci attestano esser quivi sorta un tempo città non volgare" con chiaro riferimento a Mozia.

       Ancora oggi si parla di questa come di una città costiera sorta, sviluppata e rafforzata nelle immediate vicinanze, in una posizione geografica di notevole importanza strategica, militare e commerciale, nel periodo che va dalla sua fondazione (intorno alla metà dell'VIII secolo a.C.), fino alla sua improvvisa scomparsa avvenuta nel 397 a.C. probabilmente ad opera degli ateniesi che ne avrebbero decretato la fine perchè considerata una temibile antagonista oltre che una preoccupante minaccia per i loro traffici e sbocchi commerciali ed un sicuro ostacolo alle loro mire espansionistiche nel mediterraneo.

       Essa sorgeva tra il porto del "Gallo e il seno di Carini", ebbe vita e fortune legate al mare per il quale raggiunse ben presto tanta fama e prosperità da suscitare l'invidia delle colonie orientali dell'Isola e da venire contesa tra fenici, cartaginesi  e greci. 

       Rimane ancora avvolto nel mistero il motivo per cui  una civiltà così fiorente sia svanita di colpo nel nulla senza lasciare memoria. 

       E' lecito ritenere che la sua sorte sia legata in qualche modo a quella della vicina Ikkara, un centro autonomo organizzato in una zona vicino al litorale di Carini dai Sicani, una popolazione indigena della Sicilia occidentale ostile a Segesta. Per ingraziarsi l'alleanza di quest'ultima, gli Ateniesi allestirono una spedizione punitiva contro Ikkara la quale venne presa via mare ed i suoi abitanti catturati e venduti come schiavi  in un mercato di Catania. Una accurata descrizione di tali avvenimenti è resa dallo storico ateniese Tucidide nella sua opera sulla guerra del Peloponneso (Historiae, LibroVI, 62,3-4) che i greci avevano progettato ed allestito durante dieci lunghi anni di accurati preparativi al fine di conseguire la massima espansione colonialistica in tutto il bacino del Mediterraneo. Se si considera che la spedizione ebbe luogo nel 416 a.C. e che la campagna si è protratta fino al 404 a.C., a pochi anni, cioè,  dalla "scomparsa" misteriosa di Mozia (397 a.C.), la deduzione che anche questa Città sia rimasta ineluttabilmente coinvolta e travolta dalla guerra assume sempre più credito.

       Corre l'obbligo, tuttavia, di avvertire che secondo altri autori "Mozia" è uno dei tanti toponimi usati verso la fine del cinquecento da alcuni storici (tra cui il domenicano Tommaso Fazello) per designare l'Isolotto nella convinzione di avervi individuato la mitica città.

       Tutti, però, sono comunque concordi nell'affermare che Capaci vanta origini antichissime e che le sue radici sono da ricercare nel periodo immediatamente successivo all'improvvisa scomparsa di Mozia. Qualche testimonianza araba vorrebbe farne risalire l'origine intorno all'anno mille, durante la dominazione islamica, sotto la dinastia dei Kalbiti. Però riferimenti storici e reperti archeologici più antichi ci inducono a pensare ad una civiltà precedente, ad un preesistente insediamento greco.

       E' certo in ogni caso che i primi stanziamenti umani nel territorio risalgono alla preistoria e che il progressivo evolversi delle piccole comunità locali é da attribuire a popoli di diversa civiltà e cultura i cui fermenti più estremi e contraddittori hanno creato i prodromi della storia moderna di Capaci. Fenici, cartaginesi, greci, romani, arabi, normanni, spagnoli ..., negli avvicendamenti più o meno lunghi delle loro dominazioni, verificatisi sempre in forma violenta, hanno infatti lasciato chiari segni del loro passaggio su tutti gli aspetti delle attività locali senza sostituirsi o sovrapporsi però  all'originale civiltà che qui ha avuto la sua culla ma confluendo in essa, arricchendola nella sua continuità.